La crisi migratoria che ha investito Ceuta durante l’estate è stata uno “stress test” per l’Unione europea e, secondo Bruxelles, ha mostrato la necessità di dotarsi di strumenti capaci di anticipare le emergenze, anziché limitarsi a reagire quando sono già esplose. In questo contesto la Commissione ha presentato martedì un nuovo piano in cinque punti presentato volto a “prevenire, anticipare e rispondere agli arrivi illegali improvvisi e di massa” alle frontiere esterne dell’UE.

Quanto accaduto nell’arco di quelle 48 ore “è stato una sorta di stress test per l’Unione europea e penso che abbiamo superato questo test”, ha affermato il commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione, Magnus Brunner, intervenendo a Bruxelles in conferenza stampa. Secondo Brunner non è possibile ignorare quanto accaduto e per questo motivo l’obiettivo è “prepararsi prima che gli eventi si trasformino in emergenze”.

Il piano presentato dalla Commissione interviene su cinque fronti: cooperazione con i Paesi partner, rafforzamento delle frontiere esterne, sistemi di allerta e monitoraggio, lotta alle reti dei trafficanti e aumento dell’efficacia dei rimpatri. Come indicato dall’esecutivo comunitario, le misure sviluppano la Strategia europea su asilo e migrazione presentata lo scorso gennaio e saranno discusse dai ministri dell’Interno dell’UE al Consiglio Giustizia e Affari interni che si terrà dal primo al 2 ottobre.

Più cooperazione con i Paesi di origine e transito e un nuovo mandato per Frontex

Il primo pilastro indicato dalla nuova proposta UE punta ad aumentare la cooperazione con i Paesi terzi prima che i migranti raggiungano le frontiere europee. Nello specifico, Bruxelles vuole rafforzare lo scambio di informazioni, il monitoraggio delle rotte e i meccanismi di allerta precoce, introducendo una più marcata dimensione di gestione delle crisi negli accordi con i partner. “È quello che chiamiamo diplomazia migratoria ed è stata una priorità fin dall’inizio di questo mandato”, ha spiegato Brunner. Il commissario ha ricordato il lancio, durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, della Eastern Corridor Initiative, destinata a rafforzare la cooperazione lungo una rotta che da Bangladesh e Pakistan, attraverso i Paesi del Golfo e l’Egitto, raggiunge la Libia e quindi l’Europa.

La Commissione prevede inoltre nuovi centri di coordinamento EUROSUR con Paesi partner, una cooperazione più stretta tra Frontex, Europol ed Eurojust e iniziative rivolte alle cause delle partenze, tra cui una nuova Mediterranean Youth Skills and Jobs Initiative e lo sviluppo dei cosiddetti Gateway Offices per favorire percorsi di mobilità legale.

Il secondo asse riguarda direttamente la protezione delle frontiere esterne. La Commissione prepara una proposta per rafforzare il mandato di Frontex, aumentando le capacità del corpo permanente dell’Agenzia e consentendo un dispiegamento più rapido di personale e mezzi.

“Rafforzeremo Frontex affinché sia più rapida e agile”, ha detto Brunner. “Proporremo che Frontex disponga di maggiori risorse per supportare meglio gli Stati membri” e abbia “un ruolo più incisivo anche in materia di rimpatri”. Secondo il commissario, gli Stati membri chiedono “un Frontex più forte, più flessibile, anche con più personale”, capace di reagire più rapidamente alle crisi.

Il nuovo mandato dovrebbe inoltre consentire all’Agenzia una maggiore cooperazione con i Paesi terzi e più flessibilità di fronte a situazioni eccezionali, comprese le minacce ibride. Bruxelles sta lavorando parallelamente a un nuovo European Emergency Response Framework, pensato soprattutto per i casi in cui movimenti migratori di massa vengano deliberatamente organizzati o “strumentalizzati” contro l’Unione.

“Rispetteremo sempre i nostri valori e i diritti fondamentali, questo non è negoziabile”, ha voluto chiarire Brunner, affermando però allo stesso tempo: “Ma non scenderemo mai a compromessi sulla protezione delle frontiere europee”.

Allerta precoce, social media e DSA

La terza direttrice indicata dalla proposta coinvolge le tecnologie digitali e nasce direttamente dall’esperienza di Ceuta: intercettare per tempo i segnali che possono anticipare un aumento improvviso degli arrivi. Bruxelles vuole ampliare il mandato di Frontex affinché possa effettuare il monitoraggio dei social media ai fini della conoscenza della situazione alle frontiere e del sostegno operativo. Gli Stati membri dovranno inoltre trasmettere tempestivamente le informazioni rilevanti a EUROSUR.

La Commissione intende anche costruire un quadro più rapido per utilizzare gli strumenti già previsti dal Digital Services Act (DSA) nelle situazioni di crisi, attraverso nuovi protocolli di cooperazione e scambio di informazioni con le piattaforme online di grandi dimensioni, i motori di ricerca e le autorità nazionali.

A questo si aggiungeranno partnership digitali con Paesi terzi per individuare e contrastare contenuti online che favoriscono l’immigrazione irregolare e il ricorso alla Global Alliance Rapid Response Initiative contro campagne di disinformazione e cambiamenti improvvisi delle rotte.

Colpire più duramente i trafficanti e aumentare i rimpatri

Il quarto pilastro della proposta della Commissione riguarda il contrasto e lo smantellamento delle reti criminali. Nello specifico, l’esecutivo UE chiede al Consiglio di approvare rapidamente il nuovo regime di sanzioni che permetterebbe all’Unione europea di colpire i trafficanti con congelamenti dei beni e divieti di viaggio. La Commissione sollecita inoltre il Parlamento europeo a definire la propria posizione sulla revisione della direttiva sulla facilitazione dell’immigrazione irregolare e chiede di accelerare i negoziati sul nuovo mandato di Europol.

Il piano punta anche a intensificare la collaborazione con piattaforme online, istituzioni finanziarie e fornitori di servizi di pagamento digitali, sia per individuare le attività dei trafficanti sul web sia per tracciare i flussi finanziari illeciti.

Il quinto pilastro riguarda i rimpatri. Bruxelles vuole utilizzare in maniera più sistematica gli strumenti commerciali, di cooperazione allo sviluppo e di politica dei visti per ottenere una maggiore collaborazione dei Paesi terzi nella riammissione dei propri cittadini.

Anche qui Frontex dovrebbe assumere un ruolo maggiore. “Frontex deve svolgere una parte più importante, soprattutto lavorando insieme con i Paesi terzi”, ha affermato Brunner. Gli Stati membri, secondo la Commissione, dovranno inoltre applicare pienamente il nuovo regolamento sui rimpatri e utilizzare maggiormente il sostegno dell’Agenzia europea per le attività di rimpatrio, riammissione e reintegrazione.

I dati più recenti indicano già un aumento dei rimpatri effettivi. Nel primo trimestre del 2026, secondo Eurostat, 108.475 cittadini di Paesi terzi hanno ricevuto un ordine di lasciare un Paese dell’Ue e 34.550 sono stati effettivamente rimpatriati verso Paesi terzi. I rimpatri sono aumentati dell’8,1% rispetto allo stesso trimestre del 2025 e del 2% rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno.

Calano attraversamenti e domande d’asilo

In conferenza stampa, Brunner ha difeso i risultati ottenuti finora dalle politiche europee, sostenendo che gli attraversamenti irregolari delle frontiere sono diminuiti “di oltre il 55% negli ultimi due anni” e di “un altro terzo” nel 2026. “Non si tratta di un piccolo miglioramento, è un vero cambiamento”, ha affermato il commissario, secondo il quale le riforme europee “stanno funzionando”.

Il calo delle richieste di protezione internazionale è confermato dai dati dell’Agenzia europea per l’asilo. Nei primi sei mesi del 2026 i Paesi Ue+ hanno ricevuto circa 332 mila domande, il 17% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025: il dato più basso per un primo semestre dal 2021 e, escludendo gli anni condizionati dalla pandemia, dal 2019.

I dati mensili di Eurostat mostrano un’ulteriore contrazione a giugno: 37.075 prime domande di asilo nell’Ue, il 29% in meno rispetto alle 52.535 dello stesso mese del 2025 e il 13% in meno rispetto a maggio. Italia e Francia sono state in quel mese i principali Paesi di destinazione, rispettivamente con 9.660 e 9.165 prime domande, seguite da Germania e Grecia.

Per Brunner il quadro dimostra che l’Unione dispone oggi di “più controllo sull’immigrazione illegale rispetto a dieci anni fa”, ma Ceuta ha mostrato che una riduzione complessiva dei flussi non elimina il rischio di crisi concentrate e improvvise. “Deve essere l’Europa a decidere chi può entrare nell’Unione, chi può restare e chi deve andarsene”, ha concluso il commissario, “non i trafficanti e i passatori”.

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